
La dirigenza Rai si trincererà dietro ai grandi numeri fatti, ma indice di ascolto e indice di gradimento non vanno sempre di pari passo, con Sanremo men che meno.
Carlo Conti non ha fatto nulla di diverso da ciò che ci si aspettava, ossia il nulla. Troppe canzoni (ok quelle erano tante anche gli anni passati), una velocità tale che anche il Bianconiglio sarebbe impallidito, assenza di contenuti e gag più rapide di una puntura di zanzara. In poche parole, una noia assoluta. Aveva due possibilità: osare oppure portare sul palco il niente mischiato con il nulla. Ha scelto la seconda opzione.
La rigidità, che in certi momenti si è trasformata in maleducazione (vedi gag con topo Gigio), è stata la vera regina di questa settantacinquesima edizione. Gli unici guizzi – anche se i tentativi di tarpagli le ali erano evidenti – sono stati quelli di Geppi Cucciari e Katia Follesa. Il resto? Non pervenuto. Ospiti liquidati in nemmeno cinque minuti, interviste pietosamente vuote e marchette senza vergogna. Se mandi in onda il Festival in televisione devi essere in grado di equilibrare il tutto, altrimenti lo trasmetti in radio e nessuno ti potrà mai dire più nulla.
È sembrato, quasi, che…
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Enrica Leone
