Buona sera carissimi lettori,
il weekend è alle porte, forse questo caldo afoso ci darà anche una tregua lasciando lo spazio a qualche pioggia. Quale miglior momento quindi, per concedersi un buon libro.
La mia recensione di oggi riguarda un libro un po’ particolare, meritevole della mia e della vostra attenzione.
Titolo: La Tv invadente –Il reality del dolore da Verminicino ad Avetrana
Autore: Anna Bisogno
Casa editrice: Carocci editore
Scheda dell’autrice
Anna Bisogno, giornalista salernitana di nascita, insegna Storia e linguaggi della radio e della televisione presso l’Università degli Studi di Roma Tre, oltre ad essere un’efficiente ufficio stampa per importanti eventi e personaggi del mondo della Tv. Ha scritto numerosi saggi e testi tutti incentrati sulla figura e sul ruolo delle televisione. Collabora con l’Università “Suor Orsolina Benincasa” di Salerno.
Recensione
Il libro di Anna Bisogno non è un romanzo o una favola, no tutt’altro, è il racconto sviscerato nei minimi particolari, di quella che oggi chiamiamo la “televisione del dolore”.
Chi sa davvero che cosa ci sia dietro a ore e ore di dirette televisive dove la parola d’ordine è ricostruire i fatti di cronaca più sconvolgenti, scadendo poi, molto spesso, nel patetico e nel cattivo gusto?
Anna Bisogno nel suo testo parte proprio da questo, da quello che lei chiama “dolorrore”, quei fatti privati messi in piazza da vittime inconsapevoli e raccolti da carnefici pronti a tutto per un punto in più nella curva dello share a discapito della vera informazione, principio cardine del buon giornalismo.
In principio fu Vermicino, la storia del piccolo Alfredino Rampi, caduto in un pozzo artesiano ed estratto morto dopo 30 giorni. Fu proprio da lì che tutto iniziò. La commistione tra dei generi televisivi differenti, la cronaca, l’informazione, ma anche la fiction.
Il linguaggio usato dalla professoressa Bisogno è quello tipico dei saggi, dei brevi testi che potrebbero essere tranquillamente studiati all’Università.
Alterna il racconto di tragici fatti di cronaca trasformati in sceneggiati, a citazioni e rimandi letterali. Frequente è l’uso di una terminologia più tecnica, che però, grazie alla fluidità del testo, diventa di facile comprensione anche per i meno ferrati in materia.
La Tv invadente, non è solo un libro adatto a chi la televisione la fa giorno dopo giorno, e che o si rivede in quanto descritto o ne prende le distanze, perché fermo nella convinzione di voler ridare dignità alla cronaca, no questi libro apre le coscienze di tutti coloro che avrebbero potuto e dovuto, davanti a racconti raccapriccianti e a passi indietro della televisione, che non sono stati fatti, prendere il telecomando e spegnere la Tv, gettando così acqua su quel fuoco che ormai è indomabile. Il fuoco del racconto a tutti i costi, della morbosità.
Nel testo vengono citati numerosi programmi televisivi, non necessariamente di cronaca nera, basti pensare alle pagine dedicate alla spiegazione del fenomeno Maria De Filippi. Vengono poi analizzati i maggiori delitti o fatti di cronaca avvenuti da Vermicino in poi (Cogne, Avetrana, Erba, Garlasco e tanti altri).
Ad ognuno di questi viene accostato il comportamento della televisione, il suo modo invadente, per l’appunto, di entrare nelle vite delle vittime e nelle case degli italiani, senza lasciare spazio privato per il dolore.
Da La Tv invadente emerge tutto quello che la cronaca e l’informazione sono diventate oggi.
Un libro che vale la pena leggere, se non altro perché può gettare le basi del cambiamento attraverso l’indignazione e la voglia di ridare alla cronaca e al giornalismo la loro essenza. L’essenza dell’informazione epurata da qualsiasi altra forma di strumentalizzazione.
Buona lettura a tutti
Enrica Leone

